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sabato 15 luglio 2017

Mostra all'Accademia di Romania "Roma. Sensosospeso"

Comunicato stampa

L’Accademia di Romania in Roma  invita venerdì, 14 luglio, ore 19 all’inaugurzione della mostra
Roma. Sensosospeso (La riflessione di una ricerca) Mostra d'arte, fiber art e fotografia.

Alexandra Rusu (borsista 2016-2017,
Accademia di Romania in Roma)
Viorica Sladescu (Coordinatrice del progetto, artista invitata)

Il progetto artistico "Roma. Sensosospeso" fa parte della ricerca di post-dottorato "Dallapitturaall’arrazzo. La dinamicadellearazzerieitalianefra Quattro e Settecento". Il lavoro teorico presentato dall'artista nella conferenza internazionale Metamorphosis. Before and after Rome (12.06.2017/ Spazi Aperti XV) è visivamente completato da una serie di opere d'arte, fiber art e fotografie, individualizzate in serie, un viaggio dalla documentazione dei tessuti storici fino alla riscoperta fotografica degli "arazzi" dello spazio contemporaneo o allo sviluppo di “verdures” ispirate dall’action painting e le techniche della stampa sui tessuti.

Prima serie :È rappresentata da un quaderno di documentazione visiva della ricerca teorica che comprende bozzetti e riproduzioni dei principali motivi e schemi compositivi di tessuti dei secoli 14-18, scelti dall’artista per essere parte dall’insieme di imagini del lavoro teorico. Allo stesso tempo, le pagine contengono esempi di ricostruzioni compositivi. Le composizioni presenti in modo frammentario nelle opere di pittori del periodo preso in esame sono sviluppate e modificati per inserirci nel mondo dei tessuti reali o immaginari degli artisti italiani.

Seconda serie: La serie di “ verdures” (progetti di arazzi e fiber art) rappresenta un atto di inserimento dell'artista nel paesaggio vegetale degli arazzi italiani ritrovato nella vegetazione della capitale. Lo studio ha generato una ricerca subconscia degli elementi compositivi, i frammenti documentari stampati sulla retina trovando corrispondenti nello spazio reale. Da qui la necessità dell'artista di effettuare una seconda operazione di introspezione, la prima, la ricerca bibliografica, esigendo la trasposizione nel linguaggio artistico. Il action painting, le tecniche di stampa sui tessuti sono le tecniche scelte per la seconda introspezione. Il gesto, l’immersione del corpo nella tecnica rispecchia la laboriosa tecnica del tessere. Il pubblico può diventare un performer e comporre la sua versione di una “verdure”. L’esempio d’arrazo classico con soggeto vegetale lo ritroviamo nella istallazione artisticache completa lo spazio espositivo e collega il concetto della mostra con l'ultima serie di opere.

Terzaserie:La serie fotografica è una riflessione personale basata sul tessuto visto come parte del contesto contemporaneo della città. Il punto di partenza della ricerca è il forte contrasto tra l'insieme della Roma turistica e la presenza espansiva e talvolta brutale del tessuto tessile, soprattutto nella forma dei vestiti scartati, in luoghi e circostanze impreviste. Il contrasto è stato aumentato dalla ricerca teorica sulla scena degli arazzi lussosi del passato.

Questa insinuazione nello spazio asettico del patrimonio, dello spazio aperto e del museo quotidiano - come oggetto scartato, perso, commerciale o rifugio per i senza tetto - alimenta il messaggio dei tessuti. Attraverso gli occhi dell'artista diventano un intervento artistico nello spazio pubblico, un installazione di tessuti o, a livello cittadino, land art. Cercato o involontario, frammentando spazio e tempo, questi tipidi oggetti decostruiscono la mappa della città in prospettive metaforiche e ci collega all'attuale sistema culturale e con i problemi sociali correnti.

Visita mostra su prenotazione: 3887267562.

Ufficiale: Roma, preso il giovane terzino rumeno Trusescu

La Roma ha depositato in Lega Calcio il contratto di Andrei Trusescu. Classe 1999, è un terzino sinistro arrivato dall'A.C.S. F.C Danut Coman, accademia che ha proprio come presidente l'ex calciatore rumeno. (di Marco Conterio)











Fonte:Tutto Mercato Web

mercoledì 5 luglio 2017

Caporalato, accordo tra la Flai Puglia e il sindacato romeno

L'intesa

La firma con i sindacati Cnslr Fratia e Agro-Fratia, in concorso con l’ambasciata di Romania e il Consolato rumeno in Puglia. Presentazione venerdì 7 maggio dalle ore 10.30 presso la Sala Trulli del sindacato. Sono 35mila i romeni nella Regione

“Due nazioni, unica tutela”. È lo slogan scelto dalla Flai Cgil per presentare l’intesa di cooperazione tra la Federazione dei lavoratori agricoli della Cgil pugliese con i sindacati di Romania Cnslr Fratia e Agro-Fratia, in concorso con l’ambasciata di Romania e il Consolato rumeno in Puglia. Oggetto dell’intesa la collaborazione ad una maggiore tutela dei lavoratori impegnati nel settore agricolo nella nostra regione e di strumenti atti a contrastare i fenomeni dello sfruttamento e del caporalato. Le modalità operative dell’accordo saranno illustrate nel corso di una conferenza stampa che si terrà presso a Bari, venerdì 7 luglio alle ore 10.30, la Sala Trulli della Cgil Puglia in via Calace 4.

Sono circa 35mila i rumeni residenti in Puglia, e oltre 17mila sono impiegati in agricoltura. Rappresentano il 74% dei lavoratori comunitari presenti negli elenchi degli operati agricoli dell’Inps; di questi il 64% sono uomini e il 36% donne. Inoltre risulta molto complicato avere un dato certo sui lavoratori rumeni che vengono impiegati senza contratto di lavoro sul territorio pugliese; stime molto approssimate ci dicono che sono almeno 3.000 le lavoratrici e i lavoratori rumeni che sfuggono alle normali regole del mercato del lavoro.

Numeri che dicono dell’importanza dell’accordo che sottoscrivono Flai Cgil Puglia e il sindacato rumeno Cnslr Fratia, il più rappresentativo del paese balcanico, assieme alle istituzioni di rappresentanza in Italia. Alla conferenza stampa saranno presenti Leonardo Barascu, presidente del sindacato Fratia; Vasile Stroe, presidente del sindacato Agro Fratia; Pietro Ruffolo, responsabile Area Politiche Internazionali della Flai; Antonio Gagliardi, segretario generale della Flai Cgil Puglia; Pino Gesmundo, segretario generale della Cgil Puglia; Dan Stefanesa, Console del Consolato generale di Romania a Bari; Andrei Sfirloaga, dell’Ambasciata di Romania a Roma.

04/07/2017

Fonte: Rassegna Sindacale

sabato 1 luglio 2017

Interscambio tra Italia e Romania, se ne è parlato in un convegno a Viterbo

Viterbo - Alla Camera di commercio dai numerosi operatori aderenti alla Confesercenti

Viterbo – Il convegno alla Camera di commercio

Viterbo – Si parla di cooperazione economica tra interscambio bilaterale tra Italia e Romania, con nuove opportunità nel campo agroalimentare, dell’artigianato, costruzione e distribuzione.

Gremita la sala della Camera di commercio dai numerosi operatori aderenti alla Confesercenti, rappresentati dai vari settori di produzione dall’olio, al formaggio, nocciole, vivaistica, che manifestano un notevole interesse e coinvolgimento.

Il presidente Domenico Merlani, oltre a portare il saluto della Ccia, ente ospitante la manifestazione, ha voluto ricordare la vicinanza dei due paesi, ma anche l’affidabilità dei lavoratori romeni nelle aziende italiane, soprattutto quelle di sua conoscenza nel campo dell’edilizia e anche le molte aziende romene iscritte alla Camera di commercio di Viterbo.

Inoltre, ha dato la propria disponibilità e quella dell’ente da lui rappresentato, a partecipare ad un Forum economico bilaterale dei Paesi, rispondendo all’invito della dottoressa Norina Boru dell’Ambasciata Romena in Italia.

Sono seguiti i saluti di Eugenio Stelliferi, direttore dell’istituto tecnico superiore agroalimentare made in Italy di Viterbo, che ha ricordato l’importanza della formazione dei giovani nel comparto dell’agroalimentare, il futuro della gestione del comparto tra i più importanti della nostra economia, soprattutto per la qualità di nuovi prodotti. Ha anche annunciato un progetto di formazione tra l’Istituto e la Romania, per formare studenti romeni, con stage presso aziende italiane a Viterbo.

L’assessore alle Attività produttive del comune di Viterbo, Sonia Perà, oltre naturalmente a porgere i saluti, si è resa disponibile alla collaborazione con l’ambasciata, gli altri enti ed i privati a partecipare al progetto di cooperazione bilaterale, visto il grande interesse delle nostre imprese a sviluppare investimenti di import-export e di nuove realizzazioni.

Dopodiché è intervenuto Maurizio Fiacchi, promotore per la Confesercenti del progetto Italia – Romania, con una grande conoscenza della nazione con esperienza consulenziale di oltre 25 anni. Ha dato inizio al programma della giornata, passando la parola alla dottoressa Norina Boru, la quale ha presentato ed illustrato, attraverso slide, le opportunità di investimento e le collaborazioni da parte di aziende italiane in Romania, ma anche l’interesse di imprenditori e distributori romeni interessati alle nostre eccellenze.

Inoltre ha presentato gli aiuti, le agevolazioni e la fiscalità del Governo romeno per le imprese, sia straniere che romene ,che vogliono internazionalizzare ed investire nei vari settori, oltre che agroalimentare, artigianato, distribuzione costruzione meccanica, il nostro know-how, made in Italy e di interscambio bilaterale.

Flavio Giovagnoli, imprenditore italiano con aziende già attive in Romania nel campo ortofrutticolo e florovivaistico e non solo, ha parlato di rapporti commerciali e piani di sviluppo agricoli industriali tra imprenditori italiani e romeni. Ha già un proprio ufficio di rappresentanza, che sarà a breve messo a disposizione anche di una rappresentanza degli operatori della Confesercenti.

A seguire Francesco Monzillo, segretario generale della Ccia, ha reso noti nel suo intervento con illustrazione informatica,le realtà della provincia di Viterbo nei rapporti commerciali con il mercato romeno, sottolineando le grandi potenzialità di sviluppo e export- import di investimenti commerciali tra i due mercati.

Valter Giammaria, presidente Confesercenti regionale e del Car (Centro agroalimentare Romano) ha presentato nel suo intervento, la struttura del nostro agroalimentare la sua organizzazione e le attività che il centro già utilizza rispetto agli scambi internazionali di prodotti agroalimentari con altri Paesi.

L’occasione di incontro di ieri è stata favorevole, da subito, per tessere rapporti con l’Ambasciata del Governo romeno per la cooperazione bilaterale.

Il presidente Gianmaria si è reso disponibile per una partecipazione in occasione di una importante Fiera che si svolge a Bucarest nel mese di ottobre, dove possono partecipare le nostre aziende dell’agroalimentare, ma anche della meccanica e dell’agricoltura.

Vincenzo Peparello nel suo intervento ha ricordato l’importanza di eventi e workshop dedicati l’incontro tra domanda e l’offerta e i parternariati che vanno attivati sia da parte pubblica che pubblico-privata, dai quali non si può prescindere per uno sviluppo sostenibile tra i due Paesi ed investimenti nei vari settori strategici e aiuto e sostegno alle imprese italiane e romene.

Ha poi annunciato che la prossima edizione di Visituscia, sempre più specializzata in turismo enogastronomico ed agroalimentare, ospiterà per l’occasione una delegazione di Buyer romeni, che hanno canali commerciali già avviati, anche per altri Paesi dell’Est Europa.

Visituscia si offrirà a fine ottobre- primi di novembre con le aziende agroalimentari viterbesi in piena attività.

Infine, il delegato della Fao Agricoltura Vlad Mustaciosu della Romania, che ha accompagnato la dottoressa Boru, per noi inaspettata presenza, ma graditissima e soprattutto utile, in quanto, ha risposto tecnicamente alle domande e chiarimenti posti dai nostri operatori dell’agroalimentare presenti all’incontro.

Il presidente Peparello ha inoltre donato un omaggio alla dottoressa Norina Boru con l’opera di un artista locale del bucchero, raffigurante la civiltà Etrusca. Gli ospiti romeni hanno infine partecipato ad un lunch di lavoro, dove hanno potuto apprezzare le eccellenze del territorio della Tuscia.

29 giugno 2017

Fonte: TusciaWeb

La Romania al Salone del Libro di Torino

L'immagine della locandina di presentazione del Salone del libro di Torino 2017

Una scrittrice rumena in visita all'edizione 2017 del Salone del libro di Torino. Il suo racconto

27/06/2017 -  Mariana Gorczyca*

(Pubblicato originariamente suObservator Cultural  , il 2 giugno 2017)

“Una ragazza, un libro, un muro, un orizzonte” sono le quattro parole con cui si potrebbe descrivere l’immagine emblematica scelta dagli organizzatori del Salone del Libro di Torino di quest’anno. Quando ho indicato la mia destinazione al tassista che mi avrebbe portato da Porta Nuova a Lingotto Fiere, lo spazio dove si tiene il Salone, mi è stato subito chiesto cosa ne pensassi dell’aggressiva concorrenza che Milano aveva deciso di fare alla fiera torinese, giunta alla trentesima edizione.

Confesso sinceramente che non avevo alcun parere al riguardo, né avevo idea di quale delicata questione fosse divenuta per gli abitanti di Torino il progetto milanese di spostare un gran numero di editori e indurli a preferire la loro città, che molti stranieri associano soprattutto alla Moda e al Duomo.

Soltanto arrivata in fiera ho cominciato a carpire qualcosa riguardo a interessi politici, ingerenze berlusconiane, all’assenza della casa editrice Bompiani dalla fiera, il tutto ascoltando conversazioni off the record. Ma il momento culminante del dibattito sull’argomento, davvero caldo in questa edizione, è stato la presentazione del libro Questa non è l’America in Sala Gialla, che ha una capienza di 600 posti. Autore del libro: Alan Friedman. Seduto tra Piero Fassino (uno dei principali “costruttori” del Salone) e Maurizio Molinari (direttore de La Stampa), al suo primo intervento il celebre giornalista americano ha reso un omaggio emozionante al Salone del Libro. Semplificando fino all’iperbole, le sue parole sono state: “Il vero Salone del Libro è a Torino”, e Milano non potrà mai cancellare la tradizione, la serietà, il fascino e il grande impatto internazionale, tratti caratteristici di questo grande evento dedicato ai libri che si svolge nel mese di maggio nel generoso e versatile spazio del Lingotto Fiere.

Solo dopo questo sostegno esplicito ed affettuoso, applaudito empaticamente da centinaia di spettatori, si è passati a parlare del tema del libro. Il messaggio centrale sarebbe questo: l’America di Trump non è, e non può essere l’America reale. E questo a dispetto della forza manipolatrice, dell’alta percentuale di elettori che crede tutto quel che gli viene propinato, della riproduzione immediata e supina di messaggi costruiti su basi facilmente identificabili; del resto, gli Stati Uniti non sono l’unico paese in cui i messaggi elettorali fabbricati con artifizio sull’onda di paure collettive riscuotono un sicuro successo populista. “La presa sul pubblico” ce l’hanno, sempre più spesso, quegli esponenti politici che danno continuamente spettacolo. Quale sia il livello d’istruzione di coloro che li votano è stato un altro degli interrogativi affrontati.

L’attenzione è poi passata al personaggio di Donald Trump, che Alan Friedman conosce bene da molti anni, e che ha descritto come un tipo incapace di concentrarsi sullo stesso argomento per più di due minuti. L’attuale presidente ha il “merito” di aver provocato una spaccatura del popolo americano senza precedenti. È riuscito a fidelizzarne una parte tanto consistente (oltre il 45%) che, afferma il giornalista, costoro “sono in grado di credere a chi mostra loro un telefono spacciandolo per coltello, o a chi dice loro che Obama è un criminale”.

Ma il caos è all’ordine del giorno non soltanto negli USA. È palese che anche l’Europa ha i suoi problemi e questa situazione durerà ancora, secondo Friedman, “almeno cinque o dieci anni”. La democrazia liberale è in piena crisi; a complicare le cose, il farraginoso funzionamento dei parlamenti degli stati europei, colti alla sprovvista da eventi di grande portata e inadeguati alla rapidità con cui le informazioni si diffondono online.

È a partire da libri del genere che le fiere del libro europee creano spazi di dibattito in grado di generare pubblico, un pubblico che a sua volta coinvolge ulteriori partecipanti che acquistano libri. Il singolo stand o la singola presentazione allo stand di un editore non costituiscono più l’evento di primo piano. I visitatori cercano sale dove incontrare i libri, gli autori, i responsabili degli eventi, gli editori, i traduttori.

L’Istituto Culturale Romeno, tramite la sua filiale di Venezia, che per tradizione organizza la partecipazione della Romania al Salone di Torino, ha inteso creare una “Sala Romania”, idea felice poiché quel che fanno i visitatori avvisati è consultare in primo luogo il programma stampato dagli organizzatori, ovvero quel che accade nelle varie Sale. Da lì, vanno via non solo pieni di libri, ma anche di idee, punti di vista, domande, a volte persino risposte, cose difficilmente accessibili agli stand, per via della ressa e del rumore di fondo.

Con una superficie estremamente generosa di oltre 120 mq, uno spazio-scena (pubblico/emittenti-riceventi) circondato da entrambi i lati da scaffali con i libri proposti, la Sala Romania è stata il vero fulcro degli eventi di questa edizione. La filiale veneziana dell’ICR – denominazione completa: Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica –riesce a portare in molti eventi un’atmosfera accademica e rigorosa, proponendo tuttavia anche temi, libri e autori in grado di catturare dall’inizio alla fine l’attenzione di visitatori provenienti, tra l’altro, dalla numerosa comunità romena del Piemonte. Tale cura per il pubblico-destinatario, che caratterizza ogni evento del programma, è e deve essere prioritaria. Infatti, al di là della pura sequela di proposte editoriali meritevoli, risultato di un assiduo lavoro di ricerca, è opportuno comprendere il fenomeno del pubblico in fiera e le sue caratteristiche. Ecco alcuni degli eventi ai quali ho potuto assistere: Trilogia della cultura. Presentazione del sistema filosofico di Lucian Blaga; Ritorno a Emil Cioran. Presentazione dei libri di Emil Cioran; I miei paradossi. Intervista con Leonhard Reinisch (ed. La scuola di Pitagora); Un’altra verità. Lettere a Linde Birk e Dieter Schlesak, 1969-1986 (edizioni Mimesis); La nascita di una potenza regionale. La Romania dopo la Grande Guerra. Incontro con Alberto Basciani…

Ho avuto poi il piacere di rivedere l’eccellente traduttrice di Alessandro Baricco, Gabriela Lungu, impegnata stavolta nel processo inverso, ovvero la traduzione dal romeno all’italiano. Così ho assistito anche alla presentazione del libro di Radu Țuculescu, Il nostro bravo Michele,pregevole iniziativa dell’editrice Aracne, che pubblica drammaturgia romena, in questo caso commedie brillanti. L’autore e la traduttrice sono stati presentati con verve ed entusiasmo da Dan Octavian Cepraga, docente di letteratura romena presso l’Università di Padova.

All’ingresso della Sala Blu, per vedere e ascoltare Mircea Cărtărescu, non c’erano naturalmente solo scrittori e giornalisti romeni, ma anche lettori italiani, che hanno atteso nella lunga fila con pazienza. A dire la verità, la sala, dotata di “soli” 150 posti, si è rivelata poco capiente, dato che il pubblico europeo del “nostro” scrittore affluisce copioso ormai da diversi anni, poiché la notorietà e la sostanza del personaggio danno vita a una vera e propria reazione a catena. Molti, infatti, vengono a vederlo perché ne hanno sentito parlare nei media (mi riferisco a quanto avviene fuori dalla Romania) e, dopo averlo visto e ascoltato, lo adottano e fanno il passaparola, aumentando il numero dei potenziali interessati alla sua letteratura. Ricordo che qualche anno fa, a Göteborg, la scrittrice Sofi Oksanen (che ammiro per come sa affrontare argomenti dei più vari e, tra l’altro, per l’anticonformismo nell’abbigliamento) era sullo stesso palco di Mircea Cărtărescu e si ritrovò messa un po’ in disparte, non perché l’autore romeno lo facesse espressamente, ma perché le risposte che lui forniva alle stesse identiche domande del presentatore suscitavano nelle centinaia di spettatori molti più applausi delle sue. Nel discorso di Cărtărescu c’è qualcosa di semplice che conquista, qualcosa di denso, di paradossale e sincero. Della traduzione del suoAbbacinante ha parlato – me lo si consenta - l’altra superstar della serata, il professor Bruno Mazzoni, colui che meriterebbe forse un angolo apposito nel Museo Nazionale della Letteratura Romena, per il contributo decisivo dato alla conoscenza della letteratura romena in Italia e non solo.

Quest’anno il mio soggiorno torinese non è stato molto lungo – il Salone avveniva nella stessa settimana dell’anniversario del PEN Club Romania - ma abbastanza da poter partecipare ad alcuni eventi, vedere i miglioramenti rispetto alle altre edizioni (più sale insonorizzate, più spazio per gli atelier dedicati ai bambini, una sala stampa dove Internet, diversamente da quanto in genere accade in Italia, funzionava secondo parametri normali, almeno qui). E abbastanza per poter ammirare il logo di quest’anno: “Una ragazza, un libro, un muro, un orizzonte”.

* Mariana Gorczyca è scrittrice e giornalista. Autrice di romanzi, versi e racconti, la sua opera principale èParcurs (Percorso, edizioni Eikon 2013), originale romanzo in cui il gioco del golf diventa metafora della vita.

Traduzione dal romeno di Anita Natascia Bernacchia

Fonte: Osservatorio Balcani e Caucaso

Le persecuzioni contro gli omosessuali e l’esilio della danza romena

STORIA: Le persecuzioni contro gli omosessuali e l’esilio della danza romena

Federico Donatiello
 1 giorno fa

Il martello senza padrone di Pierre Boulez, messo in scena a Parigi dalla compagnia di balletto dell’Opera di Bucarest, fu il classico “successo di scandalo”. Era il 1965 e il governo romeno cercava accreditarsi a livello internazionale grazie a una moderata apertura verso la sperimentazione artistica. Nel corso degli anni Cinquanta, il proletcultism, variante nazionale del realismo socialista, aveva imposto canoni estetici molto restrittivi anche per il balletto: il nuovo corso “liberale” doveva dimostrare, invece, quanto la Romania fosse perfettamente sincronizzata dal punto di vista musicale con l’Occidente.

Dopo tanti anni, il Festival Internazionale della Danza, tenutosi nella capitale francese, fu la prima occasione per una troupe di balletto romena per esibirsi al di fuori della Romania. La scelta del direttore artistico Mihai Brediceanusi indirizzò verso Boulez: un’idea decisamente coraggiosa dato che i lavori in stile seriale del compositore francese non erano ancora mai stati oggetto di coreografia. Quest’ultima venne affidata a Stere Popescu, che volle riallacciarsi alle esperienze coreografiche espressioniste del periodo interbellico. Le grandi capacità artistiche di Brediceanu avevano portato a una vera e propria età dell’oro dell’Opera di Bucarest: qui, nel balletto, dominava lo straordinario sodalizio artistico tra i ballerini Gabriel Popescu e Silvia Liciu.

Le persecuzioni anti-gay

Lo scandalo ebbe conseguenze nefaste in patria: il primo premio inoltre spettò a una troupesovietica con grave scorno del nazionalismo romeno. Stere Popescu e il primo ballerino Gabriel Popescu decisero di chiedere asilo politico alla Francia. La richiesta non era dovuta soltanto al timore di ritorsioni: sia Stere che Gabriel Popescu (nonostante il cognome identico, i due non erano parenti) erano stati oggetti di una pesante persecuzione anti-gay.

Negli anni Cinquanta era stata messa in atto una prima ondata di omofobia di stato: l’attacco verso la sfera intima e personale costituiva, infatti, uno dei modi migliori per mettere a tacere l’opposizione intellettuale. Una vittima eccellente di queste prime persecuzioni fuGabriel Popescu che, nel 1959, venne condannato con un processo farsa. Il critico Liana Tugearu racconta che «venne rinchiuso e percosso ai menischi» e «una volta rilasciato, non era in grado di ballare».

Quanto accaduto impoverì molto la scena culturale perché costrinse artisti di grande valore all’allontanamento: Silvia Liciu decise di ritirarsi dalle scene poco tempo dopo la partenza di Gabriel Popescu. Questi si legò all’Italia, avendo come allieva e partner Carla Fracci.

 La difficile strada dell’esilio e il coreografo suicida

Stere Popescu, invece, nonostante gli inizi promettenti e la possibilità di una nuova vita in Occidente, si tolse la vita nel 1968. Monica Lovinescu, illustre rappresentante dell’esilio romeno, scrive alcune righe riguardo alla sua morte. Le sue parole, amaramente lucide, ci testimoniano lo stato di prostrazione umana cui può portare la condizione dell’esule:

Perché si è ucciso Stere Popescu? […] Era sulla soglia dell’esasperazione. Non si permetteva un attimo di respiro. Aveva già sofferto abbastanza per poter aspettare che un simile regime evolvesse verso una libertà reale. Sentiva che la “liberalizzazione” – così si chiamava allora – non sarebbe durata, che era una trappola e chissà quale sadico esperimento. […] In un simile stato di ansia e saturazione, il gesto di rottura viene da sé, non hai nemmeno il tempo di chiederti dove ti porta. […] Non è a causa della non realizzazione artistica che si è suicidato Stere Popescu nel marzo 1968”.

Chi è Federico Donatiello

Sono nato a Padova nel 1986. Ho studiato Lettere all'Università di Padova e mi sono laureato con una tesi in Filologia Romanza riguardante la poesia dei trovatori. Al momento sono dottorando di ricerca sempre presso l'Università di Padova con una tesi di storia della lingua romena. Mi occupo anche di traduzioni letterarie (specialmente dal romeno) e di storia del melodramma italiano.

Fonte: East Journal

Pianoforte: Il Rumeno Mario Victor Lucaci vincitore premio Paola Galdi

25 giugno 2017

La commissione del Concorso Pianistico “Vietri sul Mare Costa Amalfitana” questa mattina ha eletto i primi vincitori. A salire sul podio più alto per il Premio Paola Galdi, vincendo così la borsa di studio del valore di 250 euro, è stato Mario Victor Lucaci della Romania; ad aggiudicarsi il secondo posto è stata Vittoria Russo di Montoro che vince così la borsa di studio da 150 euro; mentre per il terzo posto la commissione ha indicato Sofia Bardeggia di Roma alla quale ha assegnato di studio del valore di 100 euro. La commissione del Concorso quest’anno è composta da Pietro Gatto(Italia), concertista e vincitore del Premio di esecuzione pianistica “A. Napolitano- Città di Salerno” edizione 2011; Salvatore Giannella (Italia), concertista e docente titolare di pianoforte principale al Conservatorio di Musica “D. Cimarosa” di Avellino; Annachiara D’Ascoli (Italia), concertista e docente di pianoforte principale al Conservatorio di Musica “U. Giordano” di Foggia;Tiziana Silvestri (Italia), concertista e docente titolare di pianoforte principale al Conservatorio di Musica “G. Martucci” di Salerno, e Oxana Yablonskaya (Russia), concertista.

Terminate le selezioni per il Premio “Paola Galdi”, i commissari hanno proceduto all’ascolto dei candidati iscritti alla categoria A del Concorso, riservata ai giovani pianisti nati negli anni 2003-2004-2005. Anche qui è stata ufficializzata la rosa dei vincitori. Il terzo posto è stato vinto da Michele Apollonio di Campobasso; per il secondo posto c’èElena Maria Rosaria Bellimbeni di Lecce ed al primo posto è risultato un ex aequo tra l’italianoLorenzo Stasi di Cosenza e la giapponese Tamura Koharu. Così come previsto dal bando al vincitore della categoria A viene attribuita la borsa di studio di 300 euro in memoria di Giuseppe Campanile.

I lavori della commissione continuano ancora oggi e solo in serata saranno ufficializzati i nomi dei vincitori delle altre categorie previste dal programma della giornata. Tra domani (lunedì 26 giugno) e martedì saranno ascoltati i candidati iscritti alle categorie C, D ed E. Martedì sera, alle ore 19, nei saloni del Lloyd’s Baia Hotel ci sarà il concerto dei vincitori delle singole categorie e la proclamazione del vincitore assoluto a cui andrà la borsa di studio in ricordo di Vincenzo Solimene del valore di 800 euro. L’ingresso è libero.

Ottanta sono stati quest’anno i candidati iscritti al Premio di Esecuzione Pianistica Internazionale “Antonio Napolitano – Città di Salerno” ed al Concorso Pianistico Internazionale “Vietri sul Mare Costa d’Amalfi”, giunti rispettivamente alla 15esima ed alla 17esima edizione. Le due importanti competizioni sono organizzate dal Cta Salerno con il contributo del Comune di Salerno, del patrocinio di Fondazione Cassa di Risparmio Salernitana, dell’EPT e del Conservatorio di Musica “G. Martucci” di Salerno. Anche quest’anno c’è il patrocinio della Fondazione Alink Argerich. La direzione organizzativa è di Antonia Willburger, la direzione artistica è del M° Ersilia Frusciante.

Fonte: Salerno Notizie

Tamburi all’inaugurazione dell’associazione Dacia

Venerdì 23 giugno 2017

SCRITTO DA AAJTV EMITTENTE TELEVISIVA CALABRESE

Cosenza - Così costruiamo modelli di integrazione possibile ed accoglienza responsabile attraverso il coinvolgimento di tutti gli attori del territorio.  «Tutti devono sentirsi a casa, respirare un clima di accoglienza e fratellanza che serve a costruire una società multietnica, responsabile, capace di cogliere e vivere le sfide della modernità attraverso una integrazione seria, capace di guardare alle differenze e valorizzare le identità».  Vincenzo Tamburi, consigliere provinciale delegato alle politiche sociali, al mercato di lavoro, immigrazione e accoglienza è intervenuto alla inaugurazione dell'associazione della comunità rumena in Calabria "Dacia". Il sodalizio presieduto da Gabriela Mocanu, nasce con la finalità di dare  risposta ad un bisogno reale dei rumeni presenti sul territorio cosentino fornendo servizi a favore degli immigrati rumeni con l’obiettivo di conoscere e far conoscere il fenomeno dell’immigrazione, offrire un aiuto concreto alle persone bisognose, sollecitare le istituzioni pubbliche in relazione alle varie necessità e contribuire ad un’evoluzione legislativa in grado di favorire l’inserimento degli immigrati rumeni. Senza dimenticare ovviamente la conservazione dell'identità nazionale dal punto di vista culturale, linguistico e religioso di tutti i rumeni che vivono e lavorano nella provincia di Cosenza. Oltre alla vice presidente Ana Maria Nica, sono intervenuti Felice D’Alessandro, consigliere Provinciale e sindaco di Rovito, Giovanni Cucunato, direttore del centro per l’impiego di Cosenza. Il consigliere Tamburi ha evidenziato anche il ruolo dei centri per l'impiego nell'ambito delle politiche di accoglienza a sostegno dei cittadini stranieri ed ha illustrato il servizio dedicato per gli immigrati che ha la finalità di «supportare gli stessi nel difficile accesso al mercato del lavoro, nella fase di regolarizzazione della condizione lavorativa, facendo sentire accolti tutti coloro che vengo a vivere nella nostra Provincia». I numeri dei cittadini comunitari iscritti ai Centri per l'Impiego della Provincia di Cosenza sono quasi 18.000 tra occupati e iscritti in cerca di occupazione. Una «forza lavoro» - ha specificato - di cui oltre 1000, sui tremila comunitari iscritti presso il centro di Cosenza - che vede la nazionalità rumena tra le più rappresentative del panorama straniero. «Per garantire un valido supporto ai cittadini che vengono ad abitare nel nostro territorio - ha spiegato Tamburi - è necessario creare una rete valida e responsabile che coinvolga le istituzioni pubbliche e private che sia utile a favorire politiche attive di supporto ed integrazione per costruire un tessuto sociale che sappia fare dell'accoglienza e della inclusione un valore imprescindibile del suo vivere quotidiano».

Fonte: AAJ TV