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giovedì 14 settembre 2017

Norman Manea, scrittore dell'esilio

13 settembre 2017

Ebreo, scettico, spesso in tensione con l’establishment politico: il grande autore romeno è in tour in Italia con il libro/intervista Corriere dell’Est.

ANTONIO BUOZZI

Nel panorama frastagliato della diaspora ebraica e dei suoi rapporti tragici con il potere, la figura di Norman Manea, scrittore romeno in volontario esilio negli Stati Uniti dal 1988, ha una sua peculiarità: quella di aver attraversato, sopravvivendo ma portandone profonde cicatrici, i due grandi totalitarismi del Novecento, quello nazista e quella comunista. E la sua opera, una quindicina di romanzi, oltre a saggi storici e letterari, porta il segno di un ebraismo rovesciato, un’appartenenza quasi imposta dai suoi detrattori antisemiti piuttosto che vissuta in profondità, come propria identità etnica o religiosa.
Manea è uno scettico, nella linea di Ciorano Ionesco, un rappresentante di quello straniamento esistenziale maturato nei pogrom e nell’esilio. Fascismo, comunismo, esilio sono in filigrana i temi e le ossessioni di tutta la sua opera, fino al libro-intervistaCorriere dell’Est, curato da Edward Kanterian, filosofo e autore di studi importanti sul totalitarismo, ora pubblicata in Italia dal Saggiatore nella traduzione diAnita Bernacchia.

DALLA ROMANIA A NEW YORK. Nato nel 1936 in una famiglia ebrea a Burdujeni, borgo satellite di Suceava, nel nord-est della Romania, in un territorio fino al 1917 di confine con la Bucovina dell’impero austro-ungarico, Manea conobbe a cinque anni, insieme alla famiglia, la deportazione, decisa dal regime fascista del generaleAntonescu, in un campo di concentramento nella vicina Transnistria.
Rientrato in Romania, vive il drammatico cambio di regime che porta nel 1947 alla costituzione della Repubblica Popolare di Romania.
Ingegnere idrotecnico, solo nel 1974 si dedica interamente alla scrittura pubblicando dieci volumi fino all’abbandono della patria nel 1986 e due anni dopo all’arrivo al Nuovo Mondo o alParadiso, come definisce ironicamente gli Stati Uniti. Si stabilisce nello stato di New York dove ottiene la cattedra di Studi e letteratura Europea al Bard College.

SCRITTORE DELL'ESILIO. Poco conosciuto in Italia, dove una limitata notorietà si deve allo studioso torinese Marco Cugno, oggi scomparso, che ha tradotto tutte le sue opere più importanti, Manea è unanimamente considerato uno dei maggiori scrittori romeni del secondo Novecento, anche se assegnato, suo malgrado, alla categoria degli “scrittori dell’esilio”, su cui sono fiorite polemiche e incomprensioni negli anni Novanta, come ricorda Roberto Merlo, professore di letteratura romena all’Università di Torino e allievo di Cugno, in una disputa sterile tra gli scrittori emigrati dalla Romania e quelli rimasti in patria.

MANEA E IL POTERE. In tensione permanente anche con l’establishment politico, prima della caduta del regime e nel decennio successivo, Manea non è mai stato un dissidente alla Solženicyn, ma certamente uno spirito critico, capace di censurare pubblicamente un monumento della cultura novecentesca romena comeMircea Eliade per contiguità al fascismo della Guardia di ferro, il movimento ultranazionalista di Corneliu Codreanusviluppatosi in Romania nel periodo interbellico. «Né comunista, né dissidente… non è questa forse arroganza?» scrive autoironicamente nel suo libro più conosciuto, Il ritorno dell’huligano, una sorta di autobiografia letteraria pubblicata nel 2003 che è anche la parabola infelice del suo destino di ebreo.
In realtà, anche l’esilio è stato per Maneaun azzardo infelice, consapevole di dover rinunciare, almeno in parte, al bene più prezioso per uno scrittore, la lingua natia. Di se stesso scrive in terza persona, nell’opera citata: «sarebbe rimasto un marmocchio che doveva imparare, nella vecchiaia, l’alfabeto dei sordomuti, senilmente costretto a balbettamenti infantili, pieni di gratitudine».

LA TOURNÉE ITALIANA. Grazie all’attività di promozione dell’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia,Manea si intratterrà in questi giorni con il pubblico italiano in un tour di presentazione di Corriere dell’Est , di cui Lettera43.it è mediapartner, che toccherà alcune città italiane: oggi a Venezia e domani a Padova in dialogo con Claudio Magris, poi a Torino il 17 settembre con Andrea Bajani, per chiudere a Milano il 19 settembre.

Fonte: Lettera 43

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