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martedì 11 ottobre 2011

"Qui dove è morto mio figlio raccolgo le offerte per il funerale"

Suo figlio è stato ucciso da un connazionale a colpi di macete. Per il rimpatrio della salma servono tremila euro che lui non possiede. Un banchetto a Borgo Aurora per raccogliere la somma

di ERICA DI BLASI

DA OLTRE un giorno è appoggiato a una colonna, nel punto dove è stato ucciso suo figlio. Davanti al numero 10 di via Chivasso c'è un piccolo altare: tanti fiori e una foto per ricordare Daniel, il ragazzo romeno di 28 anni massacrato in strada, a colpi di machete, una decina di giorni fa. Il padre, Georghe Cimpoesu, è distrutto dal dolore. "Non solo non potrò più riabbracciare Daniel - spiega grazie a un interprete - ma ho difficoltà anche a far tornare la sua salma in patria. Là c'è la madre: è malata di cuore e non ha potuto affrontare il viaggio fino in Italia. Daniel aveva altri sei fratelli. Lui è stato l'unico ad andarsene. Ma non per far fortuna: gli bastava poterci mandare dei soldi perché stessimo meglio. Così ci diceva. E adesso non c'è più".

Per il funerale in Romania e il rimpatrio della salma servono circa 3mila euro. Di casa in casa la solidarietà della comunità romena di Borgo Aurora ha permesso alla famiglia di raccoglierne circa 500. "Ma ancora non bastano - dice preoccupato Georghe - come facciamo? Quest'estate Daniel ci aveva chiamato per dirci che non sarebbe tornato in Romania: i soldi erano troppo pochi e preferiva spedirli a casa piuttosto che utilizzarli per il viaggio". Da pochi anni a Torino, il giovane si arrangiava lavorando nei cantieri edili. Il padre continua a essere orgoglioso di lui. "Era un bravo ragazzo - conferma Irina, 38 anni, anche lei di origine romena - Un gran lavoratore. Mio figlio continua a chiedermi dove hanno ucciso quel giovane e perché, che cosa aveva fatto di male". Ora nel quartiere si ha paura. "L'assassino - dice Elena, 34 anni - conosceva la vittima. Poco prima stavano scherzando ai giardinetti, poi quella furia omicida".

Proprio ieri il prefetto Alberto Di Pace e il comandante provinciale dei carabinieri Antonio De Vita sono andati in via Chivasso per parlare con gli abitanti del quartieri Aurora e Barriera di Milano e raccogliere i loro problemi. L'Arma, per dare un segnale da una parte rassicurante ai residenti, dall'altro deterrente contro chi intende delinquere, ha scelto proprio questa zona per costruire una nuova caserma. Non mancano i controlli: dal primo gennaio a oggi, 4.505, che hanno portato a 435 arresti e a 495 denunce. E ancora, i carabinieri hanno sequestrato 4,5 chili di droga. "Borgo Aurora e Barriera di Milano - sottolinea il colonnello De Vita - sono monitorati ogni giorno. A Torino non esistono zone franche per la criminalità". Appena ieri, durante i consueti servizi, sono state arrestate altre cinque persone e controllati tre negozi: una videoteca, una bottega di alimentari e un fioraio. Tra i fermati, anche tre stranieri senza fissa dimora (un polacco e due romeni) bloccati mentre tentavano di portare via 25 termosifoni sradicati dai muri dell'ex Astanteria Martini in via Cigna dopo aver forzato il lucchetto del cancello principale.
(07 ottobre 2011)

Fonte: La Repubblica

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