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martedì 25 settembre 2018

Il reddito di cittadinanza solo agli italiani? Rischia di essere incostituzionale: ecco perché

IL FOCUS

Salvini e Di Maio hanno ripetuto che il reddito di cittadinanza spetterà ai soli italiani. Il ministro Tria ha ricordato come tre sentenze della Corte Costituzionale potrebbero vietarlo. Ecco perché

Il reddito di cittadinanza ai soli italiani — così come richiesto dai vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, e incluso nel programma di governo firmato da Lega e Movimento 5 Stelle — rischia di violare sia la Costituzione sia la normativa europea che vieta discriminazioni fra persone residenti nell’Unione. Si tratta di un elemento di grande rilevanza visto che — come nota l’agenzia Agi — nel nostro Paese vivono 1,5 milioni di cittadini comunitari, in larga parte romeni, oltre a 385.090 persone con passaporti di Stati con cui l’Italia ha convenzioni nella sicurezza sociale, secondo quanti riporta l’Inps; e che, secondo gli ultimi dati Istat, su cinque milioni di poveri assoluti gli stranieri sono 1.564.777 milioni, pari al 31,8 per cento del totale (il dato non conteggia gli irregolari).

Le parole di Tria al Senato
Il ministro dell’Economia Giovanni Tria, rispondendo a una domanda del senatore Luca Cirani (FdI) proprio sull’inclusione o meno degli stranieri tra i beneficiari del reddito di cittadinanza, ha dichiarato: «L’iniziativa legislativa già avanzata dal MoVimento 5 Stelle nel corso della precedente legislatura, il disegno di legge n. 1148 del 2013 prevedeva che a tale misura potessero accedere i cittadini italiani o di Stato membro dell’Unione europea residenti sul territorio nazionale. Per quanto concerne i cittadini di Paesi terzi, invece, la disposizione in questione condizionava la fruibilità del sostegno al fatto che i rispettivi Paesi di origine avessero sottoscritto convenzioni bilaterali di sicurezza sociale con l’Italia».In effetti, l’articolo 4 del disegno di legge citato da Tria diceva: «Hanno diritto al reddito di cittadinanza i soggetti che risiedono nel territorio nazionale», in particolare «i soggetti in possesso della cittadinanza italiana o di Paesi facenti parte dell’Unione europea» e «i soggetti provenienti da Paesi che hanno sottoscritto convenzioni bilaterali di sicurezza sociale». Tria ha anche ricordato tre recenti sentenze della Corte costituzionale (la 106, la 107 e la 166 del 2018) che hanno bocciato norme dello Stato e delle Regioni Liguria e Veneto che discriminavano l’accesso degli stranieri alle case popolari, agli asili nido e al bonus affitti. Norme in contrasto anche con i trattati e le direttive Ue.

Le repliche di Salvini e Di Maio
Salvini, il 20 settembre, e Di Maio, il 21, hanno sottolineato con forza che gli stranieri non saranno inclusi fra i beneficiari della misura. «Sono sicuro che gli amici Cinque stelle stanno studiando una formula intelligente per il reddito di cittadinanza limitato agli italiani», ha detto Salvini; e Di Maio ha spiegato di aver «corretto anni fa» la prima proposta sul reddito di cittadinanza firmata dai 5 Stelle. Nel contratto di governo è scritto che «il reddito di cittadinanza è una misura attiva rivolta ai cittadini italiani al fine di reinserirli nella vita sociale e lavorativa del Paese», e ancora, «la misura si configura come uno strumento di sostegno al reddito per i cittadini italiani che versano in condizione di bisogno».

Le norme
L’agenzia Agi, insieme a Pagella Politica, nota che «se non ci sono dubbi sul fatto che la legge possa condizionare il diritto al reddito di cittadinanza ad alcuni requisiti, come ad esempio l’essere regolarmente residenti da almeno un tot di anni o avere certi documenti di soggiorno, è altrettanto indubbio che non si possa condizionare una misura del genere al requisito della nazionalità italiana. Questo violerebbe il divieto di discriminazione in base alla nazionalità, che è uno dei principi fondamentali del diritto dell’Unione europea: dal punto di vista legale non si può insomma riservare ai propri cittadini un trattamento diverso rispetto agli stranieri, tranne poche eccezioni particolari (come ad esempio nel settore della Difesa). In particolare, il principio è stabilito all’articolo 18 del Tfue. Le politiche sociali rientrano nel campo di applicazione dei trattati europei e dunque per loro vale il divieto di discriminazione. La stessa Ue finanzia con diversi fondi queste politiche da parte degli Stati membri. Lo stesso principio dell’articolo 18 Tfue è ribadito anche dall’articolo 21 co.2 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea». Non solo: «grazie agli articoli 10 e 117 della Costituzione italiana, queste disposizioni del diritti comunitario hanno anche rango costituzionale. Di certo quindi un cittadino comunitario (francese, romeno o svedese), e probabilmente anche uno extracomunitario, che fosse regolarmente residente in Italia e avesse condizioni identiche a quelle di un cittadino italiano - per reddito e via dicendo - non potrebbe insomma essere escluso dal beneficiare del reddito di cittadinanza. La legge che così prevedesse verrebbe quasi certamente dichiarata incostituzionale o bocciata dalla Corte di Giustizia dell’Ue, a seconda dell’organo che fosse investito per primo del problema».

I pareri di due costituzionalisti
Che ne pensano due costituzionalisti come Cesare Mirabelli, presidente emerito della Consulta, e Valerio Onida, ex componente della stessa Corte? Secondo Mirabelli «bisogna stare attenti a come si scrive la misura. Se si scrivesse che il reddito di cittadinanza si dà solo ai cittadini italiani ci sarebbe il rischio di incostituzionalità. Gli stranieri comunitari sono assimilati ai cittadini italiani e una misura di questo tipo potrebbe essere attrattiva per i cittadini di alcuni paesi dell’Unione verso quello con il sistema più generoso». Un’opinione condivisa da Onida: «Se si tratta di un provvedimento di ordine sociale, che prevede un’assistenza sociale, non può essere limitato ai cittadini italiani. I giudici sono stati chiari, funziona così sul bonus bebè, ad esempio», sottolinea Onida, secondo il quale per poter richiedere e usufruire dell’assegno «basterebbe un permesso di soggiorno, di sicuro quello di lungo periodo sarebbe sufficiente ma forse anche un permesso di soggiorno» normale.

21 settembre 2018

Fonte: Corriere della Sera

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