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lunedì 4 marzo 2019

San Donato, la sfida romena: cinque centri in tre anni per i bambini cardiopatici

Collaborazione e formazione dei medici. Oltre mille interventi

«Nel 1993 la Romania era a pezzi dopo la dittatura di Ceausescu. A marzo i primi medici romeni arrivano al San Donato per formarsi grazie a borse di studio, a dicembre la nostra missione inaugurale là».

Alessandro Frigiola, primario di cardiochirurgia pediatrica, racconta così gli inizi della collaborazione tra il Policlinico San Donato e il governo romeno. Un accordo che si rinnova a 26 anni di distanza dai primi progetti. Obiettivo: nell’arco dei prossimi tre anni rendere autonomo il Paese nella cura dei bambini con gravi cardiopatie congenite.

Per Frigiola la storia che lega Bucarest a San Donato Milanese passa dal ricordo di uno dei tanti pazienti salvati. «Aveva sette anni, è uno dei primi bambini che abbiamo incontrato. La situazione era difficilissima, mancavano o si rompevano le attrezzature in sala operatoria, il materiale era scadente. E Andrei soffriva di una grave malformazione congenita, che lo avrebbe portato alla morte in pochi mesi». Operarlo è una sfida: a quel tempo, nel 1994, in Romania non si è mai fatto nulla di simile. «Dovevamo decidere se intervenire direttamente lì o trasportarlo in Italia. Ma il bambino era cianotico, faceva già fatica a respirare. Non c’era tempo da perdere».

Con il team che lo affianca, il cardiochirurgo decide di tentare. Andrei viene operato a Bucarest, in un ospedale non pediatrico. Servono dieci ore per curare il suo piccolo cuore. A distanza di qualche mese, Frigiola torna in Romania per continuare la missione. E in reparto si ritrova un bambino quasi nascosto dal grande mazzo di fiori che ha tra le mani. «Ciao dottore, io sono Andrei».

Da allora il San Donato, in collaborazione con le associazioni Bambini cardiopatici nel mondo e Inima Copiilor ha compiuto 64 missioni, formato più di cento medici romeni, operato 900 bambini in loco e altri 300 in Italia. Nel 2013 si è dovuta riprendere l’attività di formazione interrotta qualche anno prima. «Alcuni chirurghi erano andati in pensione, altri avevano smesso. L’ospedale pediatrico Marie Curie aveva addirittura chiuso la sala operatoria e la terapia intensiva».

Con il cardiologo pediatrico Mario Carminati e il cardiochirurgo Tamman Youssef ricominciano le missioni, che ora vanno avanti al ritmo di una al mese. «Dal 2018 sono iniziati gli interventi in loco sui neonati - dice Frigiola -, le liste d’attesa però rimangono lunghe. Su 3 mila pazienti all’anno, riescono a curarne solo 300».

Da qui il rinnovo del patto con il ministero romeno per portare avanti il progetto nei prossimi tre anni e rendere autonomi nella cardiochirurgia pediatrica cinque centri: Bucarest, Târgu Mures, Cluj, Iasi e Timisoara. Così la Romania potrà arrivare a quota mille operazioni all’anno. «C’è già un buon gruppo di infermiere specializzate, alcuni chirurghi in formazione. Ma manca ancora del personale, per questo intendiamo continuare».

Per sancire e anzi rilanciare l’accordo, ieri il ministro della Salute romeno Sorina Pintea ha visitato il Policlinico San Donato, dove ha voluto vedere da vicino i reparti in cui vengono curati i casi più difficili. Ad accoglierla il presidente del Gruppo San Donato Paolo Rotelli e Frigiola. «Analizzando i risultati degli ultimi sei anni - spiega il ministro - abbiamo visto che il progetto porta un grande beneficio a medici e pazienti. Sono venuta qui per ampliare la collaborazione e trovare altri punti di contatto». Proposta raccolta da Rotelli che ha accompagnato Pintea anche al San Raffaele, che fa parte del gruppo ospedaliero San Donato.

Lo scambio con la Romania potrebbe continuare nel campo del trapianto al midollo e della chirurgia per i tumori cerebrali.(Sara Bettoni)

Fonte:Corriere della Sera

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